
Ritratti
17 maggio - 25 maggio 2003
Alessandro Amoroso / Giacomo Nuzzo / Luca Ferri
Ciò che ci ha spinto ad allestire la mostra “Ritratti” del pittore Alessandro Amoroso (con la collaborazione per le fotografie del pittore Giacomo Nuzzo e per le parole del poeta Luca Ferri) era riscoprire la differenza degli sguardi sul “reale” tra pittura e fotografia, ma soprattutto provare, sperimentare fisicamente, scoprire la potenza segreta di questa differenza contro ogni indifferenza. Perchè poi il ritratto, il volto? Perchè non ci interessava un “socius” disincarnato, l’oggettivo, ma il soggetto (Il paese di Cene, la gente di quel luogo, il ritratto di Alessandro Amoroso / Giacomo Nuzzo / Luca Ferri Ritratti 17 maggio - 25 maggio 2003 quella persona); è infatti in questa dimensione personale che la domanda sulla differenza ha più senso perchè è su questo personale, è sul riconoscersi, che si scopre la ferita nascosta e dunque la fecondità di ogni risposta. La fotografia genera una “confusione del reale” perchè non c’è spazio all’immaginazione e il suo fantasma è un’altra cosa: sono i raggi stessi di luce che hanno impressionato la lastra fotografica e che giungono ancora a noi dicendoci “è vivo” e nel contempo “è stato là”. Nella fotografia il fantasma è la “rinascita” del soggetto stesso e la confusione della realtà è evidente, mentre il fantasma della pittura è l’“altro” (diverso da te e forse più inquietante); non c’è niente di più pericoloso di una ricostruzione “fedele” di un volto. Il realismo richiede più immaginazione di quanto si possa credere e quanto di più inventivo nel senso etimologico del latino “invertere”, trovare (trovare qualcosa che non c’ è?) - il ritratto come interpretazione, pericolo e potenza inconsciamente percepite di trovare qualcosa che non esiste: lì nasce l’azione dello spettatoreritratto che guardando sè stesso si “ritrova” non nel senso di credere nell’assoluta somiglianza ma nello scoprire un tratto di sè stesso nel come “l’altro” lo vede.




