
Progetto no. 162
L’intervento nasce come un gesto di ascolto nei confronti del paesaggio del Lago d’Iseo e della memoria costruttiva del luogo. Dove un tempo sorgeva un piccolo manufatto rurale, essenziale e quasi anonimo, il progetto non cerca la mimesi nostalgica ma una trasformazione silenziosa, capace di trattenere l’anima materica originaria e tradurla in un linguaggio contemporaneo. La nuova architettura si radica nel pendio attraverso un sistema di muri e terrazzamenti in pietra di Zorzino, posata con un disegno che alterna rigore e imperfezione, lasciando emergere la vibrazione naturale della materia. La pietra non è solo rivestimento, ma memoria geologica del territorio: una superficie viva che riflette la luce del lago e dialoga con gli uliveti circostanti. Il basamento diventa così una soglia tra terra e architettura, una continuità tra costruito e paesaggio. Il volume principale si sviluppa con una composizione sobria e compatta, interrotta da grandi aperture che incorniciano l’orizzonte lacustre. Le vetrate scorrevoli dissolvono il limite tra interno ed esterno, trasformando la terrazza lignea in un prolungamento naturale dello spazio abitato. Qui l’architettura si fa quasi porosa: l’aria, la luce e il riflesso dell’acqua attraversano la casa, generando un ritmo domestico fatto di ombre leggere e rifrazioni. La copertura a falde, con ampi sporti e intradosso ligneo a vista, richiama l’archetipo delle costruzioni rurali ma viene reinterpretata con una precisione contemporanea. Le travi emergono come segni strutturali chiari, mentre i parapetti in vetro e le strutture metalliche introducono una dimensione di leggerezza che contrasta con la massa minerale delle murature. È proprio in questa tensione tra peso e sospensione che il progetto trova il suo equilibrio: la pietra ancora l’edificio al luogo, il vetro e il legno lo aprono al paesaggio. All’interno, la sequenza degli spazi segue il movimento naturale del terreno e orienta lo sguardo verso il lago. Il soffitto ligneo scandisce il ritmo della luce, mentre la continuità visiva tra cucina, soggiorno e terrazza costruisce una dimensione domestica intima ma profondamente aperta. L’architettura non impone una presenza monumentale; preferisce un linguaggio misurato, quasi introspettivo, dove ogni elemento sembra nascere dalla necessità di abitare il panorama senza sovrastarlo. Il risultato è un intervento che non cancella la memoria del piccolo edificio originario, ma la trasfigura in una nuova forma abitativa: una casa che sembra emergere dalla pietra stessa del luogo, sospesa tra la solidità della montagna e la leggerezza luminosa del lago.
Realizzazione 2019

Processo

Disegni





















